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<title>RSS Feed Seo.designpro.it</title>
<description>News Feed from http://www.designpro.it</description>
<language>English</language><item><title>iPad, dipingere con un dito,il tablet diventa una tela</title><description>Dall&#039;Inghilterra agli Stati Uniti, la tavoletta sta conquistando il mondo degli artisti. A volte le opere, create con l&#039;applicazione Brushes, sono più realistiche di una foto. Su YouTube i video che mostrano come si fa.
&lt;br&gt;
QUANDO si sente ispirato, David Jon Kassan 1 prende il suo zaino, ci butta dentro l&#039;iPad e va. Per lui ogni angolo di New York è buono per dipingere, da Washington Square a Dumbo, dai vagoni della metropolitana alle vie intasate del centro. &quot;Il vantaggio di non doversi portare appresso carta, matita e colori è impagabile&quot;, spiega a Repubblica.it. A 33 anni, Kassan è uno degli artisti contemporanei più conosciuti d&#039;America, con una sfilza interminabile di esibizioni da un capo all&#039;altro degli States. Nella convinzione che &quot;l&#039;arte sia sempre tale, ad di là del medium&quot;, da alcune settimane sta esplorando le possibilità creative dell&#039;applicazione Brushes 2 sul tablet di Steve Jobs. Come lui una schiera di artisti, digitali e non, si sta cimentando nel &quot;finger painting&quot;, la pittura con le dita direttamente sullo schermo a cristalli liquidi.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
E&#039; sull&#039;iPad, infatti, che l&#039;applicazione Brushes consente di raggiungere i risultati più apprezzabili (altre opzioni simili, ma meno diffuse, sono SketchBook Pro e Layers). Lo schermo più grande (9,7 pollici) e la risoluzione migliore (1024 x 768 pixel) permettono di lavorare l&#039;immagine con una precisione impossibile sull&#039;iPhone, dove pure sono state create vere e proprie opere d&#039;arte. A lanciare la moda nel giugno dell&#039;anno scorso fu Jorge Colombo 3, che con la sua copertina per la rivista The New Yorker conquistò il soprannome di &quot;iPhone Impressionist&quot;. Da allora la &quot;finger painting&quot; su iPhone (e ora anche su iPad) è diventata un vero e proprio fenomeno, con un sito internet dedicato (FingerPainted 4) e un gruppo su Flickr 5 che raccoglie le ultime creazioni degli appassionati di Brushes, letteralmente &quot;Pennelli&quot;.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Tra i nomi più illustri che si sono cimentati con l&#039;applicazione spicca quello di David Hockney 6. Alla tenera età di 72 anni, l&#039;artista inglese ha realizzato centinaia di opere con il suo iPhone: soprattutto fiori, tramonti e albe, che ha poi inviato via MMS ai suoi amici più cari. &quot;La luce sul display  -  ha detto  -  è diversa da quella che può essere ricreata con i media tradizionali, in qualche modo ricorda il vetro o il mosaico&quot;. Ora Hockney è passato all&#039;iPad, &quot;un oggetto che Van Gogh avrebbe amato&quot;, lo ha definito in un messaggio al critico d&#039;arte della Bloomberg News Martin Gayford.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
E mentre gli esperti aspettano di vedere i suoi ultimi lavori hi-tech, due video documentano la nascita di un&#039;opera d&#039;arte sul tablet. Nel primo 7 si vedono le dita veloci di David Kassan che ritraggono il suo modello, un anziano signore barbuto: &quot;il risultato finale è estremamente realistico&quot;, commenta l&#039;artista, aggiungendo che per portare a termine il ritratto ci sono volute circa tre ore, e non gli otto minuti della durata del filmato. Le rughe, le ombre delle palpebre, le sfumature di bianco della barba e dei capelli, sono tutti effetti ottenuti grazie alle varie opzioni del programma, allargando l&#039;immagine il più possibile per fermare il dettaglio. Nell&#039;altro video 8, realizzato dall&#039;artista digitale britannico Kyle Lambert, si assiste alla creazione di un ritratto di Beyonce: da un semplice ovale l&#039;immagine si trasforma fino a diventare una copia fedele, quasi una foto, del volto della cantante.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Kassan, famoso per i suoi dipinti realistici finora realizzati con tecniche tradizionali, è convinto che sfruttare al massimo le nuove tecnologie non voglia dire tradire l&#039;arte. &quot;Per me disegnare è disegnare, non importa il medium&quot;, spiega a Repubblica.it. &quot;Se traccio linee sulla carta o su un iPad il concetto è lo stesso: è l&#039;ispirazione che conta. Il vantaggio dell&#039;iPad è che può andare ovunque, come avere uno studio sempre a portata di mano&quot;. Dal punto vi vista emotivo, assicura, &quot;non si perde nulla, anzi: il fatto di dare forma al disegno con la punta delle dita avvicina la pittura alla scultura, aumentando, se possibile, il coinvolgimento dell&#039;artista nel soggetto e nella composizione&quot;.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Detto questo per Kassan, come per altri artisti che rifiutano l&#039;etichetta &quot;digitali&quot;, il futuro non può essere fatto solo di schermi e byte. &quot;Come vedo l&#039;arte tra 50 anni? Per quanto mi riguarda  -  aggiunge - continuerò a essere in primo luogo un pittore tradizionale, che usa tela, pennelli e colori come si è sempre fatto. Non me la sentirei di convertirmi al cento per cento al medium digitale, anche se uno strumento come l&#039;iPad è sicuramente di grande aiuto per gli sketch di viaggio e in movimento. L&#039;integrazione tra i diversi media sarà la formula vincente&quot;.
&lt;br&gt;
Più futurista nelle sue proiezioni è il britannico Kyle Lambert 9, artista specializzato in disegno, illustrazioni e animazioni 3D, nonché autore del ritratto iPad di Beyonce. &quot;L&#039;iPad  -  spiega Lambert a Repubblica.it  -  espande le possibilità degli artisti. Li mette nelle condizioni di far uscire l&#039;opera d&#039;arte dal computer e farle incontrare il mondo esterno in forme finora impensabili&quot;. Senza pretendere di competere con Photoshop (che, come ricorda Lambert, &quot;è un set avanzato e potentissimo destinato a restare uno strumento leader&quot;), applicazioni come Brushes fanno intravedere le enormi possibilità dell&#039;arte digitale in versione mobile. &quot;Il settore  -  sottolinea l&#039;artista  -  è ancora in fase embrionale, ma per il futuro possiamo aspettarci grandi cose&quot;.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Ne è convinto lo sviluppatore di Brushes, Steve Sprang, che sta raccogliendo i feedback degli artisti per migliorare ulteriormente l&#039;applicazione. &quot;L&#039;ideale  -  spiega Kassan  -  sarebbe aumentare ancora di più la risoluzione delle immagini: ora è pari a 72 dpi (punti per pollice, ndr); se si riuscissero a raggiungere i 600 dpi e ad allargare la tela sarebbe tutta un&#039;altra storia&quot;. Altre raccomandazioni, secondo Lambert, &quot;riguardano la possibilità di fare selezioni e copiarle su diversi livelli, e un sistema in grado di misurare l&#039;intensità con cui si preme sul touch-screen&quot;. Solo allora  -  e sempre forse - il tablet potrebbe essere abbastanza sensibile da cogliere tutte le sfumature che un artista vuole dare. </description></item><item><title>Hackerato YouTube a rischio i dati degli utenti</title><description>Pubblicato su un forum un codice che permette di far comparire testi, video pornografici e minare la sicurezza delle password. Google ha risolto il problema dopo alcune ore .
ROMA - &quot;Notizia flash: Justin Bieber è morto stamattina in un incidente d&#039;auto&quot;. E&#039; il messaggio allarmante, e falso, che si è aperto per varie ore su alcune pagine di YouTube. Ma per Google, proprietaria del sito, quel messaggio significava qualcosa di ancora peggiore: voleva dire che bastava un semplice codice inserito nei commenti per far comparire testi, foto, animazioni, video pornografici e - forse - rubare dati personali relativi agli account.
&lt;br&gt;
La situazione è tornata alla normalità dopo a metà del pomeriggio, pur senza nessuna comunicazione ufficiale da parte di Mountain View: navigando sul sito si nota come i tecnici siano già intervenuti per risolvere il problema. Sui video inizialmente attaccati il codice è stato neutralizzato, cancellando una parte del codice maligno. 
&lt;br&gt;
La notizia della morte di Justin Bieber appariva aprendo un video di Lady Gaga - uno dei più visti in assoluto con 238 milioni di visualizzazioni - ma sotto attacco erano tutti i video più popolari, su cui si potevano trovare messaggi simili o attacchi molto più invadenti. Non che fosse difficile: abbiamo provato anche noi, aggiungendo un semplice messaggio di allarme testuale su un video. Nessun problema, funzionava davvero, e a costo zero. 

Con un attacco di questo tipo - in gergo tecnico definito Xss (cross-site scripting) - un utente avrebbe potuto ritrovarsi su siti fraudolenti senza quasi accorgersene o farsi rubare i dati di accesso. E la rete è subito entrata in fibrillazione: nei forum numerose le discussioni sul modo migliore di comportarsi.

Anche sul forum ufficiale di Google è stata aperta una discussione. &quot;E&#039; un casino completo&quot;, scrive un utente; &quot;E&#039; la fine di YouTube&quot; scrive un altro, forse esagerando un po&#039;. &quot;Non andate sul sito - consigliava qualcuno - quest&#039;attacco può essere usato per rubare i vostri dati&quot;. E qualcuno ha raccontato che da una pagina si finiva addirittura dentro un sito che mostrava scene di violenza sessuale. </description></item><item><title>Firmato accordo di Pace fra Google e Cina</title><description>Pechino rinnova la licenza al motore di ricerca. Il braccio è durato mesi e costato milioni di dollari: si era sfiorata anche la crisi diplomatica.
&lt;br&gt;
NEW YORK - Grazie a un compromesso che permetterà alle due parti di salvare la faccia, la Cina e Google hanno superato - almeno per il momento - le tensioni sulla censura che dall&#039;inizio del 2010 avvelenavano i rapporti tra il paese con il maggior numero di utenti Internet e il colosso delle ricerche sul web.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Pechino ha rinnovato ieri la licenza che consentirà a Google di operare in Cina fino al 2012: «Era il risultato su cui puntavamo», si è subito rallegrato Eric Schmidt, chief executive del motore di ricerca di Mountain View, in California. In compenso Google ha smesso di ri-dirigere automaticamente il traffico in arrivo sul suo sito cinese verso quello di Hong Kong, come faceva dal mese di marzo per evitare di doversi auto-censurare. Il sito di Google-Cina metterà invece a disposizione dei servizi minimi, dall&#039;ascolto di musica alla traduzione dei brani, offrendo agli utenti la possibilità di collegarsi con un clic a Google-Hong Kong per le ricerche vere e proprie.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Lo scontro era cominciato a gennaio, quando Google aveva annunciato di non volersi più sottoporre alla censura di Pechino. Poco dopo il gruppo di Mountain View aveva subìto un attacco sofisticato e in grande stile da parte di hackers cinesi. La denuncia delle responsabilità del governo cinese e la minaccia di andare via per sempre da quel paese avevano accentuato il conflitto, che era persino rimbalzato nei colloqui tra Barack Obama e Hu Jintao.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Poi a marzo Google ha deciso di servirsi del sito di Hong Kong, dove valgono regole diverse sulla censura, grazie agli accordi stipulato al momento del passaggio dalla Gran Bretagna alla Cina. Ma il governo di Pechino ha usato un altro strumento per evitare che i suoi cittadini potessero accedere a informazioni scomode, come la repressione di piazza Tienanmen o l&#039;indipendenza del Tibet, filtrando ed eventualmente bloccando i flussi Internet dall&#039;estero e da Hong Kong.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Se il braccio di ferro fosse continuato Google avrebbe rischiato di perdere la licenza e quindi l&#039;accesso al mercato più promettente del mondo. Oggi in Cina ci sono già 400 milioni di utenti Internet ma il tasso di penetrazione è ancora molto basso, appena il 25% rispetto al 70-80% del Giappone o della Corea del Sud, e quindi il numero è destinato a esplodere. 
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Certo, gli introiti di Google in Cina sono marginali: ma Mountain View non poteva rassegnarsi a lasciare la piazza ai motori di ricerca cinesi che già hanno una quota molto maggiore della sua. Né voleva assoggettarsi all&#039;auto-censura, come invece ha fatto Yahoo: di qui la soluzione di compromesso accettata ieri da Pechino. Il rinnovo della licenza ha portato a un aumento immediato delle quotazioni di Google al Nasdaq. Ma non ha convinto i dissidenti cinesi né i paladini della piena libertà del web, che parlano di capitolazione.
</description></item><item><title>Lasciate Explorer, non è sicuro</title><description>Allarme dell&#039;Autorità tedesca
L&#039;uso del browser più diffuso del mondo &quot;sconsigliabile&quot; a causa di una falla nella sicurezza. Preferibile usare browser alternativi finché il problema non sarà risolto
&lt;p&gt;&lt;br&gt;
 BERLINO  -  Un allarme sui pericoli dell&#039;uso di internet Explorer è stato lanciato oggi in Germania. Secondo Spiegel online, l&#039;edizione digitale dell&#039;autorevole settimanale di Amburgo, il Bundesamt fuer Sicherheit in der Informationstechnik, BSI, cioè l&#039;Autorità federale per la sicurezza nella tecnologia dell&#039;informazione, ha avvertito che l&#039;uso del browser più diffuso nel mondo è sconsigliabile, ed è preferibile usare browser alternativi, finché il problema non verrà risolto.
&lt;br&gt;
C&#039;è un punto debole in internet explorer, avverte la fonte ufficiale tedesca citata da Spiegel online. Sarebbe una &#039;fallà nella sua sicurezza che &quot;permette di lanciare attacchi e installare programmi ostili in un computer che funziona con Windows, attraverso un codice manipolato di un sito. Le versioni di internet explorer esposte a rischio sono la 6, la 7 e la 8 sui sistemi Windows XP, Vista e 7.
&lt;br&gt;
Al momento, continua il reportage di Spiegel online sempre citando l&#039;autorità federale per la sicurezza IT, non è disponibile un&#039;attualizzazione del software. &quot;L&#039;autorità federale prevede che il punto debole, la falla di explorer verrà utilizzata a breve per attacchi su internet&quot;, e consiglia quindi l&#039;uso al momento di altri browser. Consiglia sistemi che chiama per nome, come Firefox, Opera, Chrome o Safari. L&#039;uso di internet explorer in modo protetto può rendere gli assalti più difficili, ma non impedirli, nota il monito ufficiale.
 &lt;br&gt;
L&#039;avvertimento del Bsi è posto in relazione con gli attacchi di hacker condotti negli ultimi giorni contro i sistemi informatici di alcune aziende americane. E probabilmente il pericolo è quello di attacchi mirati contro alcune imprese, non contro l&#039;uso privato di internet explorer. Ma presto la realtà potrebbe cambiare e il pericolo riguarderebbe molti più utenti. Non è la prima volta che internet explorer è oggetto di tentativi di attacco del genere: essendo il browser più diffuso nel mondo è bersaglio privilegiato della &#039;cybercriminalità&#039;. Microsoft stessa consiglia di usare explorer, almeno per il monento solo in protected mode e con i massimi livelli di sicurezza. </description></item><item><title>Salviamo MySQL, Firma la petizione</title><description>Se Oracle compra MySQL come parte di Sun, saranno gli utenti a farne le spese!
Nell&#039;Aprile del 2009, Oracle ha annunciato l&#039;accordo per l&#039;acquisizione di Sun. Dato che Sun ha acquisito MySQL l&#039;anno prima, Oracle, il leader di mercato nel settore dei database proprietari, diventerebbe proprietario di MySQL, il database open source più popolare al mondo.


Se Oracle dovesse acquisire MySQL su questa base, avrebbe su MySQL tutto il controllo che il denaro può comprare su un progetto open source. Di fatto, con la maggior parte dei progetti open source (come Linux e Apache) non sarebbe possibile comprare un decimo di questa influenza. Ma il successo di MySQL è sempre dipeso dalla società che ha avuto alle spalle, che si è occupata di svilupparlo, venderlo e promuoverlo. Questa società (prima MySQL AB, poi Sun) ha sempre detenuto i diritti sulla proprietà intellettuale (IPR), in particolare il marchio, il copyright e (fin&#039;ora solo per scopi difensivi) i brevetti sul software. Ha utilizzato questi diritti per produrre profitti, reinvestendone gran parte nello sviluppo e diventando, nel tempo,  non solo più grande, ma migliore. 


Se questi diritti finissero nelle mani del principale concorrente di MySQL, questo cesserebbe immediatamente di rappresentare un&#039;alternativa ai costosi prodotti Oracle. Fino ad ora gli acquirenti hanno potuto scegliere MySQL per i nuovi progetti al posto dei prodotti Oracle. Alcune grandi aziende hanno addirittura effettuato la migrazione delle proprie soluzioni software da Oracle a MySQL. Ed ognuno può minacciare i commerciali Oracle usando la disponibilità di MySQL come arma, a meno di ottenere grossi sconti. Se Oracle possedesse MySQL, riderebbero di fronte a tali argomenti. Risolvere questo problema vale facilmente un miliardo di dollari all&#039;anno per Oracle, se non di più.  

&lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.helpmysql.org/it/petition&quot;&gt;http://www.helpmysql.org/it/petition&lt;/a&gt;
&lt;br&gt;

&lt;center&gt;&lt;a href=&quot;http://www.helpmysql.org/it/petition&quot;&gt;
&lt;img src=images/button_facebook.png border=0&gt;&lt;/a&gt;</description></item><item><title>Più tecnologie e più internet ma l Italia è ancora indietro</title><description>Indagine Istat: oltre il 54% delle famiglie ha un computer e più del 47% ha accesso al web. Il nostro Paese è quartultimo in Europa per la banda larga e agli ultimi posti per l&#039;accesso generale al web
&lt;br&gt;
Più computer, ma la più amata resta la tv. Aumenta il numero di famiglie che ha in casa un computer: dal 50,1% del 2008 al 54,3% del 2009. E sale anche la percentuale di chi ha accesso a internet: dal 42 al 47,3%. Ma nel cuore degli italiani le tecnologie più amate restano tv (ne possiede almeno una il 96,1% delle famiglie) e cellulare (90,7%), seguiti dal lettore dvd (63,3%) e dal videoregistratore (55,7%). Hanno un certo rilievo anche l&#039;antenna parabolica (33,1%), la videocamera (28,3%) e la consolle per videogiochi (20,1%).
&lt;br&gt;
Giovani e anziani, forte il divario. Dall&#039;indagine, svolta a febbraio e basata su un campione di 19 mila famiglie per un totale di 48 mila individui, risulta che a guidare la carica alle nuove tecnologie sono proprio i nuclei familiari con almeno un minorenne. Per queste famiglie le percentuali di possesso di pc e internet passano rispettivamente al 79% e al 68,1%. Per i nuclei composti da sole persone con 65 anni e più, invece, le percentuali crollano al 7,7% per il possesso di un computer e al 5,9% per l&#039;accesso al web. Si riducono, dunque, le differenze sociali ed economiche nel possesso di beni tecnologici, mentre resta un forte divario, appunto, tra anziani e giovani.
&lt;br&gt;
Banda larga, l&#039;Italia arranca. Dall&#039;indagine emerge inoltre che l&#039;Italia arranca sul fronte dell&#039;accesso a internet con la banda larga, soprattutto per quanto riguarda le famiglie. I dati aggiornati al 2009 rivelano che solo il 39% dei nuclei familiari con componenti tra i 16 e i 64 anni possiede una connessione a banda larga.
&lt;br&gt;
L&#039;Italia fanalino di coda. Un dato che ci colloca in assoluto agli ultimi posti in Europa: quartultimi, seguiti solo da Grecia, Bulgaria e Romania. La media nel continente, infatti, è di una penetrazione di questo tipo di connessioni di circa il 56%. Valori vicini a quello dell&#039;Italia si riscontrano solo per la Slovacchia (42%), la Grecia (33%), la Bulgaria (26%) e la Romania (24%), mentre Olanda, Danimarca e Svezia registrano un tasso di penetrazione più che doppio.
&lt;br&gt;
Internet avanza in Europa. Rispetto al 2008 si evidenzia un incremento dell&#039;accesso a internet per tutti i paesi europei. I Paesi che hanno investito maggiormente sull&#039;accesso alla Rete mediante banda larga sono stati la Romania e la Grecia, dove si evidenziano incrementi relativi rispettivamente del 33% e del 46%, mentre in Italia si registra un incremento relativo del 20%.
&lt;br&gt;
I ritardi dell&#039;Italia. Anche sul fronte più generale dell&#039;accesso al web, a banda larga o con connessioni tradizionali, l&#039;Italia continua a mostrare un forte ritardo. Solo il 53% degli italiani ha accesso a internet (quale che sia la velocità di connessione), contro una media Ue del 65%. A farci compagnia sul fondo della classifica ci sono Cipro (53%) e Repubblica Ceca (54%), mentre Olanda, Svezia Lussemburgo e Danimarca sono i Paesi più &quot;online&quot; con tassi di penetrazione che superano l&#039;83%.</description></item><item><title>Sfida tra Google e Microsoft</title><description>Grandi manovre nel web: il colosso di Mountain View sta per integrare un jukebox musicale, Redmond si accordo con Twitter e Facebook per inserire loro contenuti su Bing 
&lt;p&gt;
I MOTORI di ricerca dei due rivali storici, Google e Microsoft, si sfidano a colpi di innovazioni. Google sta per integrare un jukebox musicale, mentre Microsoft si accorda con Twitter e Facebook per inserirne i contenuti nel suo Bing. Lo sforzo è sempre quello di arrivare al motore di ricerca perfetto, che soddisfi tutte le domande dell&#039;utente in rete. 

Google. Una veloce ricerca sul motore più diffuso al mondo e potremo ascoltare musica gratis; con un altro clic, comprare una canzone. È questo il senso di una nuova funzione che il colosso di Mountain View annuncerà il 28 ottobre, secondo il popolare blog Techcrunch. E anche se Google per ora non conferma né smentisce, le voci si sono diffuse d&#039;un lampo su tutto il web. Le riporta anche il Wall Street Journal, che ha avuto conferme da proprie fonti. Per esempio, cerchiamo &quot;Genesis&quot;: adesso su Google ci appaiono link con siti sulla band, ma anche foto e video tratti da YouTube. A questo mix di cose- tutto nello stesso contenitore, cioè la pagina della ricerca- si aggiungerà anche la possibilità di ascoltare canzoni di quel gruppo. Google, secondo le voci di corridoio, offrirà le canzoni con link ai servizi musicali di Lala e Like (posseduto da News Corp), che funzionano come jukebox gratuiti su internet. Se l&#039;utente clicca sui link, apparirà la maschera del servizio scelto (Lala o iLike); partirà la canzone, ascoltabile gratis. Con un clic potrà anche comprarla, per conservarla sull&#039;hard disk. 

In futuro - insistono le voci - Google farà accordi anche con Apple (iTunes) e Amazon, per offrire canzoni dai loro archivi. Tutti questi servizi (eccetto quello di Amazon) sono accessibili anche in Italia. La nuova funzione di Google dovrebbe quindi apparire pure nelle nostre ricerche. 

Microsoft. Ma perché tutta questa eccitazione e fuga di notizie intorno a una nuova funzione del motore di Google? Perché si sta consumando una guerra di massimi sistemi tra motori di ricerca. Dopo anni di imperturbato dominio, Google ora ha un avversario pericoloso: il motore Bing, di Microsoft. Un motore che in alcuni aspetti è più innovativo di Google e che continua a potenziarsi. Notizia di ieri è l&#039;accordo tra Microsoft, Twitter e Facebook: in Bing entreranno i contenuti pubblici di questi siti. Significa che Bing si aprirà al cosiddetto &quot;web in tempo reale&quot; (&quot;real time web&quot;): permetterà di trovare i commenti e i messaggi scritti dagli utenti di Twitter e Facebook, già un instante dopo che vengono scritti. Ad esempio, per seguire in tempo reale l&#039;evolversi di una notizia riportata dagli utenti di Twitter presenti a un evento, una manifestazione, un moto di piazza. Ci sono già numerosi motori di ricerca che permettono di trovare contenuti nel real time web, ma adesso il fenomeno interessa sempre di più i big di internet. La sfida per creare il motore di ricerca universale continua. 
</description></item><item><title>In Gran bretagna il primo operatore mobile gratutito!</title><description>Si chiama Blyk, rivolto a un pubblico dal 16 ai 24 anni e per ora funziona
soltanto in Gran Bretagna. Ma presto potrebbe sbarcare anche da noi.
&lt;br&gt;
E&#039; ARRIVATO stamattina il primo operatore mobile gratuito al mondo: permette di telefonare e mandare messaggi senza alcun costo. E&#039; Blyk, per ora funziona in Gran Bretagna soltanto, ma conta di estendersi ad altri Paesi europei nei prossimi mesi grazie ad accordi con gestori mobili locali. 
&lt;br&gt;
Il tutto si regge sulla pubblicita&#039;: l&#039;utente di Blyk puo&#039; mandare gratis, ogni mese, 217 messaggi e fare 43 minuti di chiamate nazionali; in cambio accetta di ricevere fino a sei messaggi multimediali al giorno pieni di pubblicita&#039;, dai vari sponsor. E gia&#039; diverse multinazionali hanno annunciato la disponibilita&#039; a sponsorizzare il servizio. Il traffico eccedente dal tetto di minuti e messaggi gratis va acquistato a parte, com&#039;e&#039; ovvio: viene scalato dal credito prepagato dell&#039;utente. 
&lt;br&gt;
Blyk e&#039; un operatore molto particolare anche perche&#039; si rivolge esclusivamente a utenti tra i 16 e i 24 anni (un target giovanile: ecco perche&#039; sono cosi numerosi i messaggi gratis). Bisogna essere in questo ambito d&#039;eta&#039;, quindi, per attivare una sim di Blyk, che per il resto funziona come i comuni operatori mobili: su tutti i cellulari, ovunque ci sia rete Gsm. 
&lt;br&gt;
Blyk si appoggia a quella di Orange nel Regno Unito, essendo un operatore mobile virtuale, un tipo di gestore molto diffuso in Gran Bretagna e appena inaugurato in Italia (con Coop e Carrefour). Se quindi Blyk si accordera&#039; con un operatore mobile italiano, potra&#039; arrivare anche da noi. 
&lt;br&gt;
A giudicarla con il metro comune, l&#039;idea di Blyk può sembrare imprudente, ma e&#039; supportata da uno staff di tutto rispetto: e&#039; stato fondato da Antti Öhrling e Pekka Ala-Pietilä. Quest&#039;ultimo e&#039; stato presidente di Nokia.&lt;br&gt; 
Il primo viene invece dal mondo del marketing e della pubblicita&#039;. I due insomma hanno probabilmente la vista lunga su questo mercato e hanno stimato che il sistema puo&#039; reggersi da solo; che le entrate che vengono dalla pubblicità e dal traffico in eccesso dovrebbero bastare a far quadrare i conti. 
&lt;br&gt;
Il punto e&#039; che Blyk si inserisce in un fenomeno emergente. E&#039; certo un operatore mobile innovativo (mai nessuno prima aveva fondato il proprio business sulla pubblicita&#039;), ma e&#039; solo l&#039;avanguardia di un mercato che si sta sviluppando. Cioe&#039; quello della pubblicita&#039; sui cellulari, in cui crede anche Google: solo qualche giorno fa ha lanciato la versione mobile di Adsense. E l&#039;operatore mobile Virgin Mobile, negli Usa, di recente ha comunicato di avere 330 mila clienti (su 4,8 milioni) che ottengono minuti gratis in cambio dell&#039;onere di ricevere pubblicita&#039;. 
</description></item><item><title>Sicurezza, falla in Windows XP e WMP</title><description>&lt;b&gt;Roma&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Un ricercatore di sicurezza ha scoperto una vulnerabilita&#039; in un componente di sistema di Windows XP che, in alcune circostanze, potrebbe essere sfruttata da un malintenzionato per eseguire del codice in modalita&#039; remota.
&lt;br&gt;
La falla si trova all&#039;interno di due librerie, chiamate MFC42 e MFC71, che fanno parte delle API di Windows e che sono utilizzate da molte applicazioni basate sulle Microsoft Foundation Classes, un insieme di librerie precedenti all&#039;era MS.NET.
&lt;br&gt;
Il bug consiste in un classico buffer overflow nella funzione FindFile che puo&#039; essere innescato aprendo un documento maligno. Un tale documento puo&#039; causare il crash dell&#039;applicazione ed eseguire del codice dannoso con gli stessi privilegi dell&#039;utente locale.
&lt;br&gt;
Jonathan Sarba, il ricercatore del GoodFellas Security Research Team che ha scoperto la debolezza, afferma di aver segnalato il problema a Microsoft il 21 giugno. Il colosso ha risposto a Sarba all&#039;inizio di settembre informandolo che sta lavorando ad una correzione.
&lt;br&gt;
Secunia ha classificato la vulnerabilita&#039; di rischio moderato, e per il momento ha identificato una sola applicazione vulnerabile: il software Photo &amp; Imaging Gallery 1.1 e 2.1 distribuito da HP insieme alle proprie stampanti allinone. E&#039; tuttavia probabile che vi siano anche altre applicazioni vulnerabili.
&lt;br&gt;
Petko D. Petkov, lo stesso ricercatore che la scorsa settimana ha divulgato i dettagli di una falla di QuickTime, negli scorsi giorni ha annunciato la scoperta di una falla potenzialmente grave nel Windows Media Player (WMP). 
&lt;br&gt;
Petkov spiega in questo advisory che un malintenzionato potrebbe creare un file in formato WMP capace di visualizzare una pagina HTML direttamente all&#039;interno del player e, di conseguenza, in grado di sfruttare una qualsiasi falla ancora non patchata di Internet Explorer. Per renderizzare le pagine Web, infatti, WMP utilizza il motore di IE.
&lt;br&gt;
Su di un PC con Windows XP SP2 e tutte le patch, l&#039;hacker afferma di essere riuscito a far aprire a WMP un URL a propria scelta. &quot;Cio&#039; significa , ha spiegato Petkov , che anche se voi utilizzate Firefox e pensate di essere al sicuro (dagli attacchi via Web, NdR), semplicemente aprendo un media file vi esponete a tutte le vulnerabilita&#039; di IE&quot;.
&lt;br&gt;
A mitigare la pericolosita&#039; della debolezza interviene il fatto che, con le piu&#039; recenti versioni di WMP (10 e 11), gli script inclusi nelle pagine web vengono eseguiti solo dietro autorizzazione dell&#039;utente.
&lt;br&gt;
Alcuni giorni fa il ricercatore polacco ha pubblicato anche un exploit che mette in evidenza un bug nel client di Second Life sfruttabile via IE.
</description></item><item><title>A Rovigo Think Open ,Open Source Expo</title><description>&lt;b&gt;Rovigo&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Si terra&#039; dal 26 al 28 settembre nella citta&#039; veneta una tre giorni interamente dedicata al software libero e all&#039;open source dal titolo THINK OPEN  1° Open Source Expo, un evento che ha catturato l&#039;interesse di istituzioni locali, imprese e importanti nomi del settore.
&lt;br&gt;
Saranno presenti relatori come Richard Stalmann , Free Software Foundation, Zeev Suraski , Zend, Clint Oram ,SugarCRM, Ciaran ORiordan , Free Software Foundation, nonche&#039; aziende come IBM, Novell, Zend, JasperSoft e altre, con in piu&#039; esperti e progettualita&#039; del settore pubblico (CNIPA, Province, Comuni, Istituti di Ricerca, ASL) e del mondo della Cultura, dell&#039;Universita&#039;, della scuola.
&lt;br&gt;
L&#039;evento, che sara&#039; presentato nei dettagli lunedì 17 in conferenza stampa, si terra&#039; nel quartiere fieristico di Rovigo Cen.Ser., dove troveranno posto 80 spazi espositivi su 4mila metri quadrati con zone per le conferenze, i workshop, i dibattiti e altro ancora. 
&lt;br&gt;
&quot;Nelle tre giornate , continua la nota - sono previsti oltre 20 convegni e seminari, coerentemente ad esigenze di informazione ed approfondimento per il Top Management, Dirigenti e Professionisti d&#039;Impresa, Pubblica Amministrazione, Mondo della Cultura, Universita&#039; e Scuola. Ciascuna Master Conference sara&#039; infatti seguita da Technical Meetings ed approfondimenti specifici per aree tecniche e sociali con casi di studio ed esperienze a confronto&quot;.
&lt;br&gt;
La prima edizione dell&#039;evento , spiega una nota , &quot;é patrocinata da Provincia e Comune di Rovigo, Centro
Nazionale per l&#039;Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA), Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto
(USRV), Camera di Commercio, Associazione Industriali della provincia di Rovigo. E&#039; inoltre promossa da Polesine
Innovazione e dal Metadistretto Digitalmediale , VEGA.
&lt;br&gt;
Tutte le informazioni sul sito Think open: &lt;a href=http://www.opensourceexpo.it/index.php?action=Login&amp;module=Users&gt;www.opensourceexpo.it&lt;/a&gt;
</description></item><item><title>Respinto l&#039;appello della Microsoft, multa in vista per il colosso ICT.</title><description>&lt;b&gt;BRUXELLES&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
La Corte europea ha respinto l&#039;appello presentato dalla Microsoft contro la multa inflitta all&#039;azienda informatica nel marzo 2004, quando la Commissione di Bruxelles la ritenne colpevole di violazione delle norme antitrust imponendole il pagamento di 497 milioni di euro. La contestazione riguardava in particolare la vendita di Windows insieme con Media Player, mossa ritenuta in grado di danneggiare gli altri produttori di software. 
&lt;br&gt;
Il ricorso presentato dalla Microsoft era articolato in diversi punti, ma la Corte li ha bocciati tutta fatta eccezione per la richiesta di annullare la proposta della Commissione di nominare un gruppo di esperti incaricato di vigilare sul rispetto delle disposizioni comunitarie e in particolare sulla possibilita&#039; di avere libero accesso a informazioni, documenti e alla fonte dei codici di Microsoft. Secondo il tribunale su questo punto &quot;la Commissione europea ha ecceduto nei suoi poteri&quot; ritenendo che non c&#039;e&#039; fondamento giuridico nell&#039;Unione per un tale organismo. 
&lt;br&gt;
Gli altri due punti forti della decisione della Commissione europea confermati dalla sentenza odierna sono l&#039;obbligo per Microsoft di mettere in commercio una versione di Windows senza Media Player e l&#039;obbligo di fornire informazioni circa l&#039;interoperabilita&#039; dei software concorrenti con Windows. E&#039; stata giudicata quindi infondata la posizione dell&#039;azienda che nel ricorso ha evidenziato che il livello di interoperabilita&#039; richiesto dalla Commissione darebbe la possibilita&#039; di clonare il sistema operativo da parte dei concorrenti. 
&lt;br&gt;
Il verdetto e&#039; stato accolto con soddisfazione dalla Commissione che in una nota afferma di accogliere &quot;favorevolmente la sentenza&quot;. Il pronunciamento di oggi non mette comunque la parola fine all&#039;annosa disputa tra commissione Ue e Microsoft. L&#039;azienda di Bill Gates ha infatti 60 giorni di tempo per presentare appello davanti all&#039;alta corte di giustizia europea. Uno degli avvocati difensori dell&#039;azienda statunitense ha spiegato pero&#039; che Microsoft non ha ancora deciso quali saranno le sue prossime mosse sul piano legale. La corporation, ha precisato il numero tre di Microsoft, Brad Smith, studiera&#039; &quot;attentamente&quot; la sentenza del tribunale di prima istanza e assicura che prendera&#039; &quot;misure supplementari&quot; per rispettare le decisioni comunitarie del marzo 2004.

</description></item><item><title>10 Anni di Google per rivoluzionare il Web.</title><description>&lt;b&gt;WASHINGTON&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Modesti non erano, neppure da ragazzi. Quando i due studenti ventenni di Stanford, Larry Page l&#039;americano e Sergey Brin il russo, registrarono dal solito garage in California il buffo 

nome della loro aziendina, &quot;Google. com&quot; il 15 settembre di dieci anni or sono, il &quot;mission statement&quot;, l&#039;obbiettivo dichiarato era questo: &quot;Organizzare la conoscenza del mondo intero 

e renderla accessibile a tutti&quot;. Modestamente. 
&lt;br&gt;
Un Dio geloso avrebbe potuto offendersi molto per lo sfacciato tentativo di ricostruire la Torre di Babele, renderla questa volta accessibile a tutti e farli secchi. Ma quel giorno di 

settembre di 10 anni or sono, l&#039;Onnipotente doveva essere di buon umore, perche&#039; li lascio&#039; fare e dovette anche benedirli. Un decennio piu&#039; tardi, &quot;Google&quot; e&#039; la terza religione del 

mondo, dopo l&#039;Islam e il Cristianesimo, con 600 milioni di fedeli al giorno che si inginocchiano davanti al suo altare del sapere infinito dischiuso sul monitor del Pc dal meccanismo di 

ricerca, l&#039;algoritmo, inventato da quei due. E il milione di dollari prestato ai due ventiquattrenni da lungimiranti finanzieri di ventura per fondarla e&#039; diventato, sul mercato azionario, 

164 miliardi di dollari. Piu&#039; del prodotto interno lordo di 170 nazioni. 
&lt;br&gt;
Non c&#039;e&#039; al mondo, neppure nella Cina dei miracoli abbaglianti, una societa&#039;, una banca, un&#039;azienda, che sia cresciuta tanto, in cosi poco tempo e negli anni dell&#039;uragano catastrofico 

che sembro&#039; travolgere il brodo primordiale della nuova economia: 164 mila volte il capitale iniziale. E se ancora Page e Brin, i due profeti della nuova Babele comprensibile, non 

hanno ancora raggiunto le dimensioni della Microsoft di Bill Gates che controlla il funzionamento del 90% dei personal computers del mondo attraverso il proprio sistema operativo 

Windows, la &quot;Google&quot; e&#039; il cuore di Internet e la sua crescita e&#039; mostruosa. 
&lt;br&gt;
Alla fine del 2001, il volume di incassi era appena di 86 milioni di dollari. Alla fine del 2006 cinque anni dopo, era a 6 mila e 500 milioni di dollari, sei miliardi e mezzo. Sul fatto che i 

due soci fondatori, ciascuno dei quali si assegna uno stipendio da impiegato di banca, di 40 mila dollari lordi l&#039;anno, ma che ha nel portafoglio titoli per oltre 20 miliardi, abbiano 

qualche benigno complesso di Dio, e&#039; ovvio. Non soltanto nelle loro parole, ma nell&#039;atmosfera conventuale, da chiostro benedettino high tech, palpabile nella loro sede di Menlo Park a 

Palo Alto, sotto San Francisco. 
&lt;br&gt;
Nell&#039;ora, labora et programma del monastero, dove i monaci e le monache di internet scivolano via nel silenzio increspato soltanto da fruscii e dagli occasionali bipbip dei computers, 

si mangia insieme, si gioca insieme, si ricerca insieme, ci si fanno tagliare i capelli e otturare le carie insieme, nei furgoni mobili di tonsori, dentisti e laboratori mobili per analisi 

mediche che parcheggiano fuori dal &quot;campus&quot;. Tutto e&#039; trasparente, nella Babele di cristalli, perche&#039; tutti possano vedere tutto, anche Brin e Page che giocano con le automobiline 

radiocomandante e le riprogrammano, nei momenti di paeua dalla fatica di essere &quot;buoni&quot;. Perche&#039; l&#039;altro motto centrale di Google e&#039; &quot;Noi non facciamo il Male&quot;. 
&lt;br&gt;
Non deliberatamente, forse, ma quando si diventa il Tirannosaurus fra le lucertole, qualche spavento si provoca. Google, che e&#039; la rappresentazione di una formula matematica, (Page 

e&#039; figlio di un professore universitario di matematica) ha divorato oltre il 50% di tutte le richieste e le ricerche via Internet ed e&#039; stato ormai canonizzato in un verbo, &quot;to google&quot;. Pesa 

come una spada sulla testa di politici che citano fatti sbagliati o a sproposito, perche&#039; nei millisecondi necessari per &quot;google&quot;, per compiere una ricerca nell&#039;universo dello scibile, le 

loro panzane, i loro precedenti imbarazzanti e le loro contraddizioni saranno illuminati. 
&lt;br&gt;
Divora concorrenti o altre creature del mondo Internet, come quella YouTube, l&#039;archivio video globale, che l&#039;anno scorso inghiotti&#039; per 1 miliardo e 600 milioni. Un boccone per Brin e 

Page che hanno disponibili 8 miliardi di dollari pronta cassa, da spendere come e dove vogliono. Hanno rastrellato, in quelle loro pagine apparentemente umili e senza fronzoli, su 

fondo bianco, senza irritanti santini danzanti od odiosi &quot;pop up&quot; interstiziali, ormai l&#039;80% dei 40 miliardi di dollari investiti su Internet dalla pubblicita&#039; e le grandi network televisive, 

ormai i piccoli dinosauri, tremano. 
&lt;br&gt;
Il popolo di Madison Avenue, che piazza gli annunci a caro prezzo per essere i primi nella lista degli inserzionisti, sa che la pubblcita&#039; sistemata li&#039;, raggiunge esattamente i contatti, i 

clienti potenziali, e dai &quot;click&quot;, dalle risposte degli utenti sa quanti l&#039;abbiano vista davvero. L&#039;opposto della dispendiosa forma di pubblicita&#039; a pioggia fatta dalle televisioni, dove si tenta 

di allagare un&#039;intera nazione, nella speranza di trovare un assetato. 
&lt;br&gt;
E nel monastero del nuovo Dio, tutti 13 mila dipendenti devono, per contratto, dedicare almeno il 20% del proprio tempo a farsi venire idee nuove. Nacquero così la mappe 

geografiche e le immagini satellitari, la posta elettronica gratuita, l&#039;idea folle e magnifica di catalogare e mettere a disposizione tutti i libri esistenti al mondo, che ha sollevato le 

reazioni inviperite di molti editori e, ora, nell&#039;ultima e piu&#039; luciferina delle tentazioni, l&#039;offerta di 30 milioni di dollari al primo uomo che spedira&#039; un robot sulla Luna con mezzi privati e 

rimandera&#039; immagini continue del nostro satellite, naturalmente via Google. 
&lt;br&gt;
E infatti persino la Nasa, la sussiegosa ma squattrinata ex signora dello spazio, ha dovuto cercare l&#039;alleanza di Brin e Page e firmare un accordo per utilizzare la loro tecnologia nella 

elaborazione dei dati. L&#039;agenzia che porto&#039; l&#039;America nello spazio, deve tornare sulla terra e inchinarsi a un immigrato russo e a un ex studente. 
&lt;br&gt;
Storia americana, dunque, dal garage di papa&#039; alla Luna. Storia della genialita&#039; di due giovani e della disponibilita&#039; di capitali di ventura per rendere possibili i loro progetti, sapendo 

che finanziando cento cavalli, basta che uno arrivi, per remunerare sontuosamente il rischio. Ed ennesima parabola della ambizione umana, quella che neppure la distruzione della 

Torre di Babele e&#039; mai riuscita fermare. 
&lt;br&gt;
Un classico della fantascienza raccontava, 40 anni or sono, di un nuovo supercomputer assoluto, che raccoglieva in se&#039; tutta la conoscenza umana, attorno al quale capi di Stato e 

leader religiosi si raccolsero per rivolgergli la domanda alla quale nessuno aveva mai saputo rispondere: &quot;Dio, c&#039;e&#039;?&quot; gli chiesero trepidanti. &quot;Si&#039;, ADESSO c&#039;e&#039;&quot; rispose Lui. Oggi conosciamo anche il nome. Google. 
</description></item><item><title>Un giorno per i programmi liberi, festa dell&#039;open source nel mondo!</title><description>&lt;b&gt;ROMA&lt;/b&gt; &lt;br&gt;
I programmi modificabili a piacimento, condivisibili, migliorabili e gratuiti esistono da tempo, ma milioni di persone non lo sanno e tanti altri, per pigrizia o diffidenza, non li usano. Per questo, oggi, il popolo del software libero si e&#039; mobilitato per far conoscere il suo mondo. In tutto il globo, dalla Nuova Zelanda al Canada, dalla Namibia alla Cina, si sta svolgendo il Software Freedom Day. Anche l&#039;Italia sta facendo la sua parte, con sette gruppi di appassionati che hanno aderito all&#039;evento e che stanno proponendo varie iniziative. 
&lt;br&gt;
La celebrazione del Free and Open Source Software (Foss) coinvolge oltre 300 team di volontari in una novantina di Paesi. A promuoverla, per il quarto anno, e&#039; un&#039;associazione noprofit statunitense, la Software Freedom International, che sostiene e coordina le attivita&#039; proposte in giro per il mondo e che gestisce un sito con tutti i dettagli della manifestazione. 
&lt;br&gt;
Le iniziative variano a seconda della fantasia degli organizzatori locali. In linea di massima, quasi ovunque vengono effettuate dimostrazioni pratiche, conferenze e dibattiti e si distribuiscono ai visitatori cd contenenti programmi da installare sul loro pc. Non mancano pero&#039; spettacoli e tornei di videogames ed anche delle trovate originali: negli scorsi anni, ed esempio, alcuni volontari hanno fatto promozione vestiti da Tux, il pinguino simbolo di Linux. 
&lt;br&gt;
In Italia sono sette i gruppi iscritti, che presentano iniziative a Cuneo, Ellera di Fiesole (Fi), Palermo, Rimini, San Donà di Piave (Ve), Schio (Vi) e Taviano (Le). L&#039;idea di base per tutti e&#039; che il Foss puo&#039; risolvere molti problemi. La sua gratuita&#039; lo rende accessibile anche nei Paesi del Terzo mondo e la sua apertura fa si che ogni utente possa adattarlo alle proprie esigenze. &quot;Il software proprietario e&#039; come una scatola chiusa - dice Matteo Settenvini, studente di informatica e uno degli organizzatori della manifestazione di Schio , Quello libero invece si puo&#039; modificare, correggere, migliorare. Magari inizialmente puo&#039; essere un po&#039; più difficile da usare, ma una volta che si e&#039; imparato e lo si e&#039; configurato da&#039; molti vantaggi. Molti non lo conoscono, ma in realta&#039; quasi tutto lo utilizzano anche senza saperlo, ad esempio facendo ricerche su internet: i server di Google infatti usano un sistema operativo basato su Linux&quot;. 
&lt;br&gt;
Promuovere programmi come Open Office o Firefox non significa pero&#039; denigrare Microsoft o altri colossi del software a pagamento. &quot;Non siamo interessati a fare polemica&quot;, spiega Matteo Settenvini. &quot;Siamo propositivi e non distruttivi: l&#039;obiettivo e&#039; mostrare quelli che per noi sono i vantaggi del software libero e della conoscenza condivisa, poi sara&#039; la gente a decidere&quot;. 
</description></item><item><title>Virus in 4.500 siti turistici italiani</title><description>BOSTON- 
Migliaia di siti web turistici italiani sono stati attaccati da un virus che consente di &quot;rubare&quot; dati finanziari dai computer dei visitatori. 
L&#039;allarme e&#039; stato lanciato da David Perry, portavoce della Trend Micro, azienda giapponese che si occupa della sicurezza sulla rete. Le forze dell&#039;ordine italiane hanno pero&#039; riferito di non aver ricevuto al momento nessun warning in merito. 
&lt;br&gt;
I siti contagiati dal virus &quot;The Italian Job&quot; sarebbero circa 4.500. &quot;Evitate questi siti&quot;, ha detto Perry. La maggior parte di quelli infettati, sono piccoli siti turistici registrati nel dominio .it, fra cui www.adriahotel.it e wwww.bestoftuscany.it. 
Anche se il proprietario di quest&#039;ultimo Isaak Kamenetzki, smentisce nettamente: &quot;Sul nostro sito non risulta esserci alcun virus , dice , e soprattutto chi si collega non corre alcun pericolo&quot;. 
&lt;br&gt;
Il &#039;trojan&#039; e&#039; in grado di espandersi nella memoria e scovare dati personali utili ai criminali, registra le informazioni dei visitatori, compresi i numeri delle carte di credito e li reindirizza verso un server di Chicago. &quot;Una volta infettato il sistema appartiene a chi ha creato il virus&quot;, ha detto Perry. &quot;Anche se il server di Chicago fosse chiuso, loro potrebbero da dovunque nel mondo&quot;, ha aggiunto. &quot;Si tratta dell&#039;hackeraggio piu&#039; pericoloso mai registrato finora&quot;. 
&lt;br&gt;
Perry ha precisato di non sapere perche&#039; proprio l&#039;Italia, uno dei Paesi piu&#039; visitati dai turisti in tutto il mondo, sia sotto attacco, e quanti computer privati siano stati infettati da &quot;Italian Job&quot;. Ma solo chi naviga in Internet con una vecchia versione del browser Explorer e&#039; vulnerabile al virus. Per contrastarlo si deve aggiornare la versione di Explorer andando sul sito www.microsoft.com. 
</description></item><item><title>Weblin, un avatar di tre centimetri che interagisce con i visitatori</title><description>ROMA - Prendi ad esempio una pagina internet. Questa in cui ti trovi adesso puo&#039; andare benissimo. Ora immaginala uguale, ma con un omino alto 3 centimetri in piedi sulla barra degli strumenti. Sei tu. O meglio, il tuo doppio: la traccia virtuale, ma non per questo meno visibile, del tuo corpo davanti al pc. Dice agli altri utenti della rete che sei li, stai consultando quel sito. Il programma che ti permette di farlo e&#039; gratis e si chiama Weblin. Ora immagina che altri utenti che hanno Weblin stiano navigando sullo stesso sito. Tu li vedi, loro ti vedono. Uno decide di parlare, compare la tipica nuvola dei fumetti: &quot;Ciao a tutti c&#039;e&#039; qualcuno che parla italiano qui?&quot;... 
&lt;br&gt;
Ecco cos&#039;e&#039; Weblin. Inventato da un&#039;equipe tedesca, il programma offre a tutti la possibilita&#039; di avere un proprio &quot;avatar&quot;: quello che nella religione indu&#039; e&#039; il corpo in cui si incarna un dio, quello che nelle saghe fantasy e&#039; l&#039;incarnazione fisica di esseri celesti. Oggi, dopo il boom mediatico di Second Life, tutti hanno imparato che &quot;avatar&quot; e&#039; l&#039;immagine virtuale che rappresenta l&#039;utente e da&#039; un corpo alla sua presenza in internet. Ma le analogie si fermano qui: &quot;In quel caso si tratta di un sistema chiuso , spiega Hendrik Harbeck, community manager a Weblin , che si usa per indossare un secondo ruolo, un secondo Io e entrare in un secondo mondo. Attraverso Weblin, invece, l&#039;intera Rete sta a nostra disposizione&quot;. E poi, ora che l&#039;interesse per il pianeta virtuale di Second Life (e per le sue implicazioni filosofiche &quot;estetizzanti&quot;) sembra si stia spegnendo, Weblin nel suo piccolo si rivela uno strumento pratico e semplice, che offre un &quot;doppio&quot; a chiunque stia navigando in internet. Un software: niente di piu&#039;, niente di meno, come il Word serve a scrivere, l&#039;Excel a fare i conti o il Photoshop a trattare le immagini. 

Camminano, sbadigliano, salutano. Gli avatar di Weblin &quot;vivono&quot; dentro lo schermo del Pc, in basso, sulla barra degli strumenti. Comunicano tra loro aprendo finestre di chat (private, se si clicca solo su un avatar in particolare) o scrivendo dentro ai &quot;baloon&quot; bianchi, come fossero fumetti. Ma niente a che vedere con le chat di Msn Messanger o di Skype. La differenza c&#039;e&#039; e non e&#039; da poco, come chiarisce Hendrik: &quot;Per altri programmi di comunicazione l&#039;utente ha solo numeri e nomi da scambiare con gli amici o da dare a un nuovo contatto. Con Weblin la possibilità di contattare altri avatar c&#039;e&#039; in ogni pagina web. Persone che amano le auto, si incontreranno sui siti di auto. Donne incinte si possono incontrare su pagine dedicate ai consigli per la gravidanza. Chi ha una passione per Vivaldi...&quot;. Gli esempi sono infiniti. Perche&#039; infiniti sono gli interessi di chi naviga e i luoghi dove puo&#039; incontrare altri avatar. Per caso, o per appuntamento: ad agosto, per esempio, c&#039;e&#039; stato un raduno di utenti Weblin sul sito tedesco Dogforum.net. La maggior parte dei partecipanti aveva scelto come avatar la foto del proprio cane. 
&lt;br&gt;
Per iniziare ci vuole poco: basta collegarsi a www.weblin.com (da pochi giorni il sito e&#039; consultabile anche in italiano), scaricare e installare il programma (il software pesa 370 KB, sul disco rigido occupa circa 9 MB), e poi iscriversi alla Community. Scegli un nickname, un avatar tra quelli proposti (umano, animale, del mondo fantasy) oppure ne crei uno tutto tuo (rispettando le dimensioni richieste), dai il tuo indirizzo email e una password. Da questo momento, appena aprirai una finestra sulla rete, automaticamente comparira&#039; il tuo avatar. Con te girera&#039; per il web. Se sei su Repubblica.it, e contemporaneamente stai consultando la posta elettronica su gmail, il tuo alter ego e&#039; visibile su tutte e due le pagine. Chi nel mondo in quell&#039;istante sta leggendo Repubblica.it o la posta su gmail, ti vede e puo&#039; parlarti. In che lingua, sta a voi concordarlo. Ci sono molti tedeschi, pochi italiani ancora, ma pian piano il passaparola su Weblin sta raggiungendo utenti di tutto il pianeta: decine di migliaia, in questo momento. 
&lt;br&gt;
L&#039;obiettivo di Weblin e&#039; che queste decine diventino centinaia. La societa&#039; tedesca e&#039; piccola (il team e&#039; composto da una ventina di persone) ma agguerrita. La sede e&#039; ad Amburgo, il progetto nasce pero&#039; nel 1996, all&#039;Universita&#039; di Ulm. La fase Beta (quella provvisoria, di sperimentazione) si e&#039; conclusa a marzo 2007. Weblin conta su finanziamenti statali e investitori privati. In futuro vivra&#039; di pubblicita&#039;, ma non solo: &quot;Abbiamo convenzioni speciali con le aziende che possono usare Weblin come supporto alla loro presenza su Internet e per presentazioni&quot;, spiega Hendrik Harbek. Un esempio italiano e&#039; la Lancia: a giugno ha organizzato una conferenza stampa sul suo sito. I giornalisti, per partecipare e fare domande, dovevano essere visibili con il loro avatar. 
&lt;br&gt;
Le aziende come Lancia che decidono di diventare partner di Weblin hanno un link sull&#039;Homepage che permette di iscriversi alla community. Il vantaggio e&#039; doppio: Weblin acquista nuovi spazi per farsi conoscere; le aziende guadagnano in visibilità perche&#039; chi si iscrive attraverso quel link sara&#039; &quot;sponsorizzato&quot; dal loro logo: ricevera&#039; un avatar accompagnato da un simbolo , il termine esatto e&#039; community button , con il marchio della Lancia, o di Msn Messanger. Oppure si puo&#039; fare una convenzione speciale (e&#039; il caso della Ibm), che permette ai dipendenti di un&#039;azienda di usare Weblin come sistema di comunicazione interno: la convenzione &quot;incolla&quot; sugli avatar dei dipendenti un bollino che rappresenta l&#039;azienda. Gli utenti lo porteranno con se&#039;, gratuitamente, in giro per il web. Buona navigazione. 
</description></item><item><title>Google ranking factors</title><description>Nuovi studi fatti da una societa tedesca ,Axandra Search Engine Facts newsletter ,su un campione di 10.000 keywords ,mostrano i fattori che influiscono di piu&#039; nel posizionamento nei motori di ricerca.
&lt;br&gt;&lt;center&gt;
&lt;img src=images/grafico.gif&gt;&lt;/center&gt;
&lt;p&gt;
&lt;li&gt;Keywords nel title tag &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Targeted keywords nel body tag&lt;/li&gt; 
&lt;li&gt;Keywords in H2 H6 headline tags sembrano avere una influenza maggiore sul rankings rispetto alle keywords presenti nell’ H1 tag &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Usare  keywords in bold o strong tags a una leggera influenza sul posizionamento finale &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Keywords nel nome delle immagini &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Keywords nell’alt (alternative text)&lt;/li&gt; 
&lt;li&gt;Keyword nel dominio&lt;/li&gt; 
&lt;li&gt;Utilizzare pochi parametri nell’URL&lt;/li&gt; 
&lt;li&gt;Page Rank&lt;/li&gt; 
&lt;li&gt;Inbound links &lt;/li&gt;
&lt;li&gt;Keywords nel nome del file name non sembra essere sempre efficace&lt;/li&gt; 
&lt;li&gt;La dimensione del file non influisce sulla SERP &lt;/li&gt;

Interessanti per l&#039;approfondimento alcuni punti. Per esempio quasi tutti i SEO amano molto usare gli Headline, specialmente l’H1. 
Dagli studi che sono stati fatti sembra invece che non abbia molta efficacia. Invece l’impostate che gli Headline siano messi in ordine, H1  H2  H3 senza esagerare. 
Sugli inbound link ormai si e&#039; detto fin troppo, l’unica raccomandazione e&#039; cercare di aumentare i back link di siti pertinenti alla propria attivita&#039;







</description></item><item><title>Allarme per un software Sony mette a rischio la sicurezza dei pc</title><description>&lt;b&gt;ROMA&lt;/b&gt;
La Sony torna sul banco degli imputati. E di nuovo per un problema che un paio di anni fa le costo&#039; una valanga di polemiche e un bel po&#039; di soldi: tutta colpa del rootkit, un software invisibile che puo&#039; rendere il pc suscettibile ad attacchi da parte degli hacker. Sotto accusa una chiavetta usb di fascia alta: la MicroVault Usb, un fingerprint reader per il riconoscimento dell&#039;impronta digitale. La scoperta e&#039; della F-Secure, la società finlandese che si occupa di sicurezza informatica. 
&lt;br&gt;
Il software sotto accusa. Il rootkit e&#039; un software che si occulta all&#039;interno del sistema operativo. Si tratta di una tecnologia fondamentale per il corretto funzionamento del sistema operativo e normalmente vengono usati per nascondere delle backdoor. Ma nel corso degli anni sono apparsi trojan e altri malware che possono arrivare a controllo del pc. E questo senza essere rilevati dai vari antivirus. 
&lt;br&gt;
Nessun commento da Sony. Il commento apparso sul blog della F-Secure spiega che la societa&#039; ha cercato di contattare Sony prima di avvisare i consumatori sul problema del software, ma che la compagnia non ha risposto. Il portavoce del colosso giapponese, Chisato Kitsukawa, ha detto di non poter immediatamente rilasciare un commento sulla vicenda. 
</description></item><item><title>A rischio gli mp3 dei computer...</title><description>ROMA - L&#039;esercito degli scaricatori di musica comincia a temere per le proprie riserve. Gli mp3 contenuti sui pc sono a rischio, e lo spauracchio e&#039; un nuovo worm, che ha appena fatto capolino in rete. Il suo nome, W32/Deletemp3, e&#039; stato battezzato dalla Symantec, e il suo fine ultimo e&#039; la cancellazione di tutti i file musicali che si trovano sul computer.&lt;br&gt;
A rischio, almeno potenzialmente, sono tutti gli utenti con sistema operativo Windows. 
Worm significa letteralmente &quot;verme&quot;, ed e&#039; una particolare categoria di malware, ossia un software creato col solo scopo di causare danni al computer su cui viene eseguito. Il worm e&#039; in grado di autoreplicarsi. E&#039; simile ad un virus, ma, a differenza di questo, non ha bisogno di legarsi ad altri programmi eseguibili per garantirsi una diffusione. In questo caso la sua duplicazione e&#039; portata avanti trasmettendo il file di autorun su drive esterni, il che mette a rischio la gran parte dei player mp3 in commercio. 
&lt;br&gt;
Il malware, al momento, non ha ampia diffusione, per cui il pericolo e&#039; ancora limitato. Inoltre, si tratta di un worm estremamente semplice da eliminare, e il possesso di antivirus Symantec aggiornato e&#039; sufficiente a garantire lunga vita ai propri file. 
&lt;br&gt;
Il danno potenziale non e&#039; da sottovalutare. Nel momento in cui si conserva una copia unica della propria discografia sull&#039;hard disk, l&#039;eliminazione dei file cancella la possibilita&#039; di accedere al brano, imponendone ,se comprato online , un nuovo acquisto. 
&lt;br&gt;
Symantec ha comunque messo a disposizione una completa scheda tecnica sul worm, con tanto di dati aggiornati sull&#039;espansione dell&#039;infezione, modalita&#039; di attacco e dettagli tecnici per la sua eliminazione. 
</description></item><item><title>Telefonare gratis con il cellulare grazie al P2P e una nuova tecnologia.</title><description>Il sistema per fare chiamate gratuite sfrutta lo stesso principio che e&#039; alla base del peer-to-peer, trasformando i singoli telefonini in ripetitori, che possono trasmettere la comunicazione ai cellulari vicini, senza utilizzare il supporto di una terza antenna, quella del provider. 
&lt;br&gt;
Due unita&#039; wireless ,spiega TerraNet sul suo sito web , formano una rete appena vengono accesi e si trovano in prossimita&#039; uno dell’altro.

Un access point TerraNet – spiega la societa&#039; – puo&#039; essere installato dovunque sia disponibile una connessione internet e permette di telefonare o inviare messaggi in tutto il mondo.
&lt;br&gt;
La tecnologia e&#039; ancora in fase iniziale, perche&#039; attualmente e&#039; possibile coprire una distanza di appena un chilometro, ma ha gia&#039; suscitato l&#039;interesse di Ericsson, che ha dato il suo appoggio al progetto. 
&lt;br&gt;
La tecnologia e&#039; pensata per le zone piu&#039; remote delle campagne o dei deserti, dove non sono disponibili ripetitori per le reti di la telefonia mobile.

Il suo successo potrebbe estendere le telecomunicazioni alla fascia di popolazione mondiale che ancora resta tagliata fuori, a causa della scarsissima copertura di rete nelle aree in cui risiede.

Anders Carlius, fondatore di TerraNet, ha raccontato come e&#039; nata la sua idea. Trovandosi in un safari in Tanzania si e&#039; accorto che non riusciva a mettersi in contato telefonico con i suoi compagni che viaggiavano su un’altra jeep distante solo pochi metri per colpa della scarsissima copertura di rete in quell&#039;area.
&lt;br&gt;
L’ “incidente” gli ha dato lo spunto per inventare un sistema in cui i telefonini utilizzano un software P2P che si appoggia ad altri telefonini. Dal momento che ciascun apparecchio ha un raggio d’azione di circa un chilometro, questo di solito e&#039; sufficiente per creare una rete.

Quando un telefono TerraNet viene acceso, comincia a cercare altri telefoni nelle vicinanze. Se li trova comincia a connettersi, contribuendo a creare una vera e propria rete.

TerraNet attualmente funziona soltanto con un apposito telefono cellulare. Ericsson ha gia&#039; dato il suo appoggio al progetto, ma altre aziende sono scettiche sulla sua validita&#039; e tutt’altro che favorevoli alla sua realizzazione.

</description></item><item><title>Firefox, 400 milioni di download</title><description>&lt;b&gt;ROMA&lt;/b&gt;&lt;br&gt; 
Firefox festeggia.&lt;br&gt; 
Il browser open source della Mozilla Foundation e&#039; stato scaricato 400 milioni di volte ed e&#039; al momento utilizzato dal 14,54% degli utenti di internet (nel 2005 non raggiungeva neanche il 9%). Un risultato straordinario per il giovane browser - nato nel 2004 - che continua a guadagnare consensi e a minacciare il dominio di Internet explorer che da parte sua detiene il 78,67% del mercato.
In questi giorni Firefox e&#039; scaricato in media 500 mila volte al giorno. &lt;br&gt;&lt;b&gt;Forte il radicamento in Europa.&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Secondo il dati diffusi da XiTi Monitor, Firefox avrebbe in pugno il 28% del mercato europeo. L&#039;
anno scorso si era fermato al 21%. Quindi, in appena un anno, nel vecchio continente, ha sottratto sei punti percentuali al browser Microsoft. L&#039;Italia e&#039; in media con i dati mondiali, il dato si attesta infatti intorno al 14%. Ma gli utenti 
italiani che scelgono Firefox sono in costante aumento.
&lt;br&gt;&lt;b&gt;
Nel 2005 i download erano 100 milioni.&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Appena due anni fa i supporter di Firefox avevano annunciato i 100 milioni di download e oggi si ritrovano a celebrare un risultato che supera anche le piu&#039; rosee aspettative. &quot;Nemmeno le piu&#039; potenti aziende al mondo possono impedire alla gente di avere un&#039;esperienza di navigazione migliore, piu&#039; sicura e piu&#039; veloce&quot;, si legge su spreadfirefox.com. Addirittura, 
secondo le statistiche diffuse da alcune societa&#039;, in paesi come Slovenia e Finlandia il browser di Mozilla Foundation starebbe per raggiungere il 50% della diffusione tra gli utenti. Dati che fanno riflettere dato che la prima versione del browser, Firefox 1.0, e&#039; stata rilasciata appena nel 2004, dopo un paio d&#039;anni di test. &lt;br&gt;&lt;b&gt;Dubbi sulla sicurezza.&lt;/b&gt;
&lt;br&gt;
Non tutti sono pero&#039; convinti della qualita&#039; di navigazione offerta dal browser della &quot;volpe di fuoco&quot;. Due ricercatori, 
Billy Rios e Nate McFeeters, sono convinti del fatto che le vulnerabilita&#039; che affliggevano la vecchia versione di Firefox siano ancora oggi presenti nel browser e che siano allo stesso modo pericolose per gli utenti. Un problema che consentirebbe a 
un malintenzionato di rubare dei dati senza che l&#039;utente sappia nulla. Rios e McFeeters non hanno voluto rilasciare maggiori informazioni a riguardo in quanto hanno creduto fosse piu&#039; corretto avvertire il team di sicurezza di Mozilla ed eventualmente aiutarli a risolvere i problemi.
&lt;br&gt;&lt;b&gt;Il futuro.&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Gli autori di Firefox restano ottimismi e ripongono molte speranze nella prossima versione 3 del programma, nome in codice &quot;Gran Paradiso&quot;, le cui prime beta dovrebbero essere rilasciate entro la fine dell&#039;anno. Al di la&#039; di qualche incidente di percorso, i popolo dell&#039;open source crede quindi fortemente nel suo browser e si dichiara entusiasta delle possibilita&#039; di navigazione offerte e del successo che riscuote. Un risultato ancora piu&#039; apprezzabile alla luce del fatto che fino a pochi anni fa si riteneva impensabile che avrebbe rappresentato una valida alternativa al browser di Microsoft. </description></item><item><title>Il Pc che si usa senza il mouse.</title><description>A buon Aires in Argentina un gruppo di studenti informatici ha ideato un mouse per chi diversamente abile non puo&#039; manovrarlo con le mani.&lt;br&gt;
&lt;img src=images/123777.jpg&gt;&lt;br&gt;
Usare la testa per andare su e giu&#039; lungo lo schermo.&lt;br&gt;
Creare una connessione ad infrarossi tra il pc e la testa applicando ad entrambe una webcam.&lt;br&gt;
E&#039; una invenzione che ha semplificato la vita a molti disabili che usano il computer.Il sistema e&#039; scaricabile dalla rete gratuitamente.

</description></item><item><title>La Francia: Colpiti dagli hacker cinesi</title><description>&lt;b&gt;PARIGI &lt;/b&gt;
L&#039;&#039;attacco cibernetico cinese contro i sistemi informatici delle potenze occidentali, soprattutto quelli di impiego militare, non ha risparmiato la 
Francia. Dopo gli Usa, la Gran Bretagna e la Germania, ieri si e&#039; scoperto che anche Parigi e&#039; finita nel mirino degli &quot;hacker rossi&quot; &quot;almeno da quando e&#039; stato eletto presidente Nicolas Sarkozy&quot;, e cioe&#039; da quasi quattro mesi. &quot;Un affare molto serio&quot;, 
ha dichiarato ieri a le Monde Francis Delon, segretario generale della difesa nazionale, che pero&#039; e&#039; stato prudente sugli autori dell&#039;attacco:
&lt;br&gt;
&quot;Non abbiamo indicazioni che provenga dall&#039;esercito cinese&quot;.
In un rapporto del Pentagono, 
reso noto dal Times, gli esperti americani mostrano invece certezza che l&#039;offensiva sia targata Pechino, fino ad individuarne uno degli scopi: mettere fuori uso le portaerei Usa.
La particolarita&#039; di questi attacchi - ha spiegato Delon - e&#039; che avvengono attraverso rimbalzi, passando da un indirizzo all&#039;altro per dissimularsi meglio. Ma si sa che nel ciclo c&#039;era un sito cinese&quot;. Un&#039;azione sofisticata, molto pericolosa: &quot;Quello che preoccupa e&#039; lo sviluppo degli attacchi mirati di virus fatti su misura per questo o quell&#039;indirizzo&quot;.
Virus particolari, che aggirano le protezioni, e che prendono il controllo del sistema senza destare allarme. 
&lt;br&gt;
La Cina, in questo campo, vanta una lunga esperienza: cyber-attacchi sono stati scatenati negli anni scorsi contro Taiwan e il Giappone. Il governo cinese ha pero&#039; sempre negato, e anche questa volta ha respinto ogni accusa.
&lt;br&gt;Nel caso francese, non e&#039; ben chiaro quali sistemi siano stati attaccati. Di sicuro il sito del ministero della Difesa, che e&#039; di pura informazione e propaganda, e quindi poco protetto. Negli Usa, invece, e&#039; finito nel mirino il Pentagono e forse anche la Casa Bianca. La strategia a lungo termine del governo di Pechino sarebbe quella di 
ottenere il &quot;predominio elettronico&quot; entro il 2050 su tutti gli altri Paesi, con un vantaggio cruciale in caso di conflitto: le comunicazioni militari, logistiche e finanziarie degli avversari potrebbero essere bloccate. Rimangono dei dubbi, pero&#039;, sul fatto che gli &quot;hacker rossi&quot; (in cinese &quot;hong-kers&quot;) siano legati al governo di Pechino, o costituiscano una struttura parallela e, forse, conflittuale con la struttura militare e politica cinese. Il padre degli &quot;hacker rossi&quot;, Tao Wan, nel 2005 spiego&#039; in un&#039;intervista al South China Morning Post la propria filosofia: &quot;I nostri omologhi occidentali sono individualisti e anarchici. Noi cinesi invece abbiamo motivazioni politiche, e&#039; un mezzo per noi di intervenire negli affari internazionali&quot;. 

Sempre Tao Wan assicuro&#039; che gli &quot;hong-kers&quot; non lavorano per lo Stato: &quot;Ci piace la nostra liberta&#039;. E poi lo Stato non ci offre condizioni vantaggiose&quot;. A Washington non gli credono: per i servizi Usa, ormai l&#039;esercito cinese li ha ampiamente riassorbiti.</description></item><item><title>Skype, un guaio dietro l&#039;altro la minaccia adesso e&#039; un virus</title><description>&lt;b&gt;ROMA&lt;/b&gt;&lt;br&gt; 
Chiamare gratis in tutto il mondo e&#039; ormai una realta&#039; per 196 milioni di persone, quanti sono gli utenti di Skype, il programma che nel 2003 ha rivoluzionato il mondo delle comunicazioni, proponendo telefonate a costo zero attraverso Internet. Adesso, pero&#039;, quegli stessi internauti devono tenere gli occhi aperti.
&lt;br&gt;
Il pericolo numero uno per loro e&#039; un worm, il w32/Ramex.A. 
&lt;br&gt;
Il worm e&#039; un malware, ossia un programma creato col solo scopo di casuare danni al computer su cui viene eseguito. 
Il w32/Ramex.A si diffonde tramite la chat di Skype, sfruttando il software di telefonia Voip (voice Over IP), ed e&#039; costruito ad arte per confondere gli utenti, soprattutto se il messaggio e&#039; proveniente dalla propria buddy list, ossia la lista dei contatti frequenti. Il virus e&#039; ben congegnato, per cui solo l&#039;intervento sollecito dei maggiori produttori di antivirus sapra&#039; porre rimedio al problema. 
&lt;br&gt;
A spiegare il funzionamento del worm, tanto semplice quanto ingannatore, e&#039; Villu Arak sul blog Heartbeat, che si occupa di monitorare lo stato dei servizi offerti tramite Skype. W32/Ramex.A arriva sotto forma di un messaggio di chat, che spesso puo&#039; apparire cosi legittimo da indurre gli utenti a cliccare sul link incluso. Al destinatario, infatti, viene suggerito di visualizzare una immagine .jpg. In realta&#039; si scarica un file .scr: autorizzando il download e l&#039;esecuzione del file si e&#039; automaticamente infettati, dal momento che il virus si installa facendo leva sulle API (Application Program Interface) di Skype.
&lt;br&gt;
La prima difesa e&#039; dunque quella degli stessi utenti, perché si viene infettati solo dopo aver scaricato il malware dal link ed eseguito il software sul computer.
Una volta infettato, l&#039;utente diventa automaticamente untore e inizia involontariamente a inviare messaggi pericolosi alla propria buddy list. Il worm riesce cosi a moltiplicarsi rapidamente. Il post spiega come porre mano al problema in proprio, ma la procedura e&#039; elaborata. Il consiglio e&#039; dunque quello di attendere l&#039;opera degli antivirus per identificare l&#039;infezione e intervenire adeguatamente. Attualmente F-Secure, Kaspersky Lab e Symantec hanno gia&#039; aggiornato i loro prodotti per rilevare e rimuovere il worm.
&lt;br&gt;
Non si tratta della prima volta che un virus sfrutta Skype per espandersi, e piu&#039; in generale il numero degli attacchi tramite Instant Messenger e&#039; in continuo aumento. L&#039;attenzione degli utenti e la diffidenza nei confronti dei messaggi ricevuti, non solo quelli provenienti da sconosciuti, e&#039; ormai fondamentale per dare sicurezza al sistema, visto che i worm sono sempre piu&#039; difficili da individuare.&lt;br&gt;
Il servizio telefonico via internet piu&#039; famoso del mondo e&#039; stato acquistato da e-Bay nel 2005 per 2,1 miliardi di dollari. Lo scorso mese un gigantesco black-out aveva lasciato senza voce milioni di utenti. Il guasto era stato spiegato con un problema di software, smentendo le ipotesi circolate sul web di un attacco hacker o di un intervento di manutenzione. Il servizio era rimasto bloccato per due giorni. L&#039;azienda aveva poi imputato al riavvio dei computer dopo l&#039;aggiornamento di Windows le ragioni del black-out. 


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